di Veronica Basaglia on 20 luglio 2020

Ti sei mai chiesto come è possibile misurare il bounce rate del post di un blog e per quale motivo dovresti farlo?

La risposta a questa domanda prevede necessariamente il preliminare chiarimento di almeno una definizione, quella appunto del bounce rate.

Cos’è il bounce rate e come va interpretato 

Chiamato anche “frequenza di rimbalzo”, il bounce rate è il dato che ci indica quanti utenti abbiano abbandonato la pagina di un sito web senza prestare attenzione agli altri contenuti eventualmente linkati o presenti al suo interno. In termini più precisi, il rimbalzo può essere interpretato come la sessione di una singola pagina che, per sua natura, attiva naturalmente soltanto una richiesta.

È possibile asserire che, maggiore è il dato di bounce rate, minore è l’interesse manifestato dagli utenti per un particolare contenuto?

Contrariamente dal credere comune, la risposta è no. Questo dato non è infatti negativo di per sé e pertanto non andrebbe mai interpretato come tale. È piuttosto un fattore che permette al marketer di avere un’idea più chiara del numero di sessioni che riguardano una determinata pagina, o meglio ancora del comportamento degli utenti che approdano sul sito per visualizzarne quella sola pagina (a prescindere dal tempo di permanenza su di essa).

Il calcolo del bounce rate deriva da nient’altro che il rapporto tra le sessioni di quella specifica pagina e tutte le sessioni.

Quali sono le ragioni per cui un bounce rate può essere alto? 

Le ragioni di un determinato valore di bounce rate sono la chiave per interpretarle correttamente.

Andranno quindi analizzate tenendo conto delle specifiche di progetto relativo alla pagina del sito o del blog che si sta monitorando, e soltanto in funzione di esse sarà possibile evidenziare l’andamento positivo o negativo.

Tra le cause “positive” più comuni di un bounce rate alto vanno incluse:

  • Conoscenza pregressa dell’argomento o della tematica trattata da parte degli utenti atterrati sulla pagina
  • Perfetta rispondenza tra i contenuti presenti nella pagina e la necessità di informazioni specifiche manifestata dagli utenti

Come avrai certamente capito, quantomeno la seconda motivazione va a inquadrare un’elevata frequenza di rimbalzo come un fattore che testimonia la buona riuscita del progetto.

Tali considerazioni non andranno naturalmente riferite soltanto a una pagina del sito deputata alla descrizione di un determinato prodotto o servizio piuttosto che a una landing page informativa, ma anche a un post blog.

Nell’ambito della misurazione del bounce rate del post di un blog, in particolare, c’è almeno un altro fattore cruciale che dovrai tenere in considerazione per comprendere se questo valore sia o meno indicativo di un’azione di digital marketing di successo, ed è la durata della sessione. Maggiore è la permanenza dei visitatori sulla pagina sito (o in questo caso del content che stai analizzando), maggiore sarà – molto probabilmente – l’engagement garantito dal contenuto del tuo post blog.

Contestualizzare è la chiave per capire 

La contestualizzazione rappresenta quindi, in definitiva, la chiave per misurare il bounce rate del post di un blog.

Diversamente, si correrà il rischio di valutare un parametro per sua naturale relativo come un valore numerico assoluto, tanto negativo quanto più alto, e magari modificare post blog già sufficientemente ingaggianti e in grado di coinvolgere l’utente al punto tale da soddisfare tutte le loro curiosità.

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Topics: Content Marketing