di Elisa Colombo on 29 settembre 2017
Elisa Colombo

La Trasformazione Digitale, conosciuta ormai genericamente con il nome di Digital Transformation, non sta soltanto cambiando i processi delle aziende ma anche le figure che operano all’interno di esse. In particolare, questo tipo di metamorfosi sta già riverberando in modo notevole sulle figure degli IT manager e dei CIO. Questi ultimi sono infatti consapevoli che la loro professionalità dipenderà sempre di più nell’ottica della tecnologia come fattore abilitante al successo di nuovi prodotti e servizi.

Tuttavia, l’approccio ideale alla Digital Transformation dovrebbe necessariamente tenere conto dei suoi essenziali obiettivi in ambito di sviluppo tecnologico e applicativo. In questo senso, dunque, le figure coinvolte dovranno sì essere tecnicamente preparate, ma anche trasversali così da comprendere appieno tutte le implicazioni di questo rinnovamento.

Tra i principali obiettivi dei sistemi di Information Technologynella Digital Transformation spicca, in modo netto, la capacità di automatizzare specifici compiti e processi. Ciò dovrà avvenire sia tramite l’utilizzo di competenze apprese in machine learning che, naturalmente, di competenze staticamente codificate. Il goal da raggiungere è apparentemente semplice: permettere ai sistemi aziendali di completareautomaticamente e nel modo migliore specifiche funzioni. Quali che siano queste funzioni, l’Information Technology resta inevitabilmente coinvolta.

In tanti definiscono questo processo con il “semplice” termine di automazione. Quest’ultima dovrebbe servire a rendere automatici specifici processi ripetitivi, permettendo al team di lavoro (e dunque all’azienda) di risparmiare tempo e di utilizzare lo staff (reparto IT compreso) per attività ben più redditizie per il business.

L’automazione fine a se stessa, tuttavia, non basta e non è sinonimo di Digital Transformation. Deve, al contrario, rappresentare la base da cui partire per raggiungere obiettivi ben più ambiziosi: la simbiosi tra staff umano e intelligenza artificiale. Futuristico, non trovate? Eppure così vicino!

Se pensiamo che ciò che è ripetibile e ben definito può essere già automatizzato, allora è facile comprendere che la collaborazione tra uomini e AI è molto più che utopia.

Nel contempo, tuttavia, lo staff umano deputato all’Information Technology dovrà acquisire sempre più “soft skill”, ossia competenze e attitudini non tecniche che non possono in alcun modo essere automatizzate. Velocità, flessibilità ed elasticità sono le tre parole chiave che fanno coppia con questo concetto.

In particolare, è con la velocità che l’IT dovrà identificare le nuove tecnologie di valore e implementarle in azienda, comprendendo già in fase preliminare quali vantaggi queste apporteranno al business.

Allo stesso modo, l’agilità va intesa dal punto di vista tecnico delle tecnologie di sviluppo agile, che come capacità di adattarsi e plasmare la propria comunicazione quando questa deve avvenire con reparti molto diversi. Per quanto riguarda infine la flessibilità, essa comporta sostanzialmente la capacità di comprendere le esigenze di tutto lo staff e di soddisfarle in modo rapido e proattivo.

Quanti reparti IT credete siano realmente pronti ad affrontare la Digital Transformation in questo modo?

Topics: Digital Transformation