di Giulia Mazza on 6 giugno 2017
Giulia Mazza

Il complesso e per certi versi problematico concetto della Digital Transformation, uno step ormai assodato come necessario per l’evoluzione del mercato, passa anche (e forse soprattutto) dalla capacità di interpretare i dati. D’altro canto, l’epoca attuale offre gli strumenti tecnologici più adeguati per la misurazione di praticamente qualunque cosa: basti pensare che, oggi, il volume di dati generato in 48 ore è pari alla quantità di informazioni prodotta da tutta l’umanità dall’inizio dei tempi sino al 2003.

Impressionante, non credete?

Partendo da queste basi è facile quindi comprendere quanto una corretta interpretazione (ma anche selezione e discernimento) dei dati accumulati rappresenti una potenziale fonte di ricchezza per le aziende. Sebbene i dati siano intangibili per loro stessa natura, rappresentano dei veri e propri beni – tanto da essere addirittura considerati “il petrolio del nuovo millennio”.

Secondo quanto pubblicato negli scorsi mesi dalla rivista Wired, un recente studio firmato Capgemini affermerebbe che circa il 60% delle aziende finanziare del Nord America creda nel vantaggio competitivo determinato proprio dai dati, mentre la percentuale di risposte affermative sale addirittura al 90% alla domanda: “I dati determineranno i futuri leader dell’industria finanziaria?”.

A conferma di questa tesi, IDC – primo gruppo al mondo per ricerche di mercato – segnala che nel 2013 il valore totale del mercato mondiale dei dati è stato pari a 12.6 miliardi di dollari.

In soldoni, dunque, è essenziale che tutte le aziende – a prescindere dalla loro portata, dimensione, livello e settore – apprendano il know-how necessario ad analizzare le informazioni che quotidianamente immagazzinano nei loro database. Questo tipo di competenza è infatti fondamentale per cogliere nuove opportunità di business mai sfruttate fino ad ora, per dare vita alle corrette strategie di vendita e, in definitiva, garantirsi un concreto vantaggio competitivo.

Certamente, l’analisi dei Big Data non è un’attività così semplice da potersi apprendere attraverso un tutorial in rete – tant’è che esistono consulenti specializzati proprio in questo genere di servizio. Tuttavia, vi sono senza dubbio dei criteri di azione e di comportamento che possono agevolare il processo dell’analisi dei dati per qualunque azienda. Uno di questi è la semplificazione dei processi, un altro è la loro massima implementazione.

Ma a cosa serve, in pratica, l’analisi dei dati aziendali? Essenzialmente, a soddisfare le aspettative dei clienti. Ricordate infatti che gli Anni Ottanta sono finiti da molto tempo, e che non è più il momento di pensare tanto al prodotto quanto piuttosto alle reali necessità del vostro target.

Il valore delle informazioni (nello specifico, dei Big Data) non risiede soltanto nella loro quantità, ma anche e soprattutto nella loro qualità, e nella capacità degli analisti di saper estrarre correttamente, da tutta quella mole di dati, senso, significato e potenziale.

E voi, siete pronti ad essere davvero un’azienda di domani?

Topics: Digital Transformation