di Veronica Basaglia on 29 maggio 2020

4P, 7P, marketing mix… ne hai mai sentito parlare?

Partiamo dalla fine, ricordandoti che per marketing mix si intende l’insieme degli strumenti necessari alla pianificazione e all’attuazione di uno specifico piano di marketing. Ora che abbiamo chiaro questo concetto, possiamo esplorare le 4P, ossia i quattro pilastri fondamentali del marketing mix:

  1. Product, ossia prodotto
  2. Price, ossia prezzo
  3. Place, ossia punto vendita/distribuzione
  4. Promotion, ossia promozione

Il marketing mix ha successo, e dunque il business raggiunge gli obiettivi previsti dal progetto di marketing cui esso fa riferimento, quando le 4P sono perfettamente calibrate tra loro. Tale assioma venne originariamente proposto da Philip Kotler nel 1960 ed è rimasto sostanzialmente inalterato per decenni.

Di recente, al fine di migliorare ulteriormente le strategie di marketing sia per precisione che per potenzialità di redemption (e in questo caso le nostre due P sono del tutto casuali), i marketer hanno aggiunto tre ulteriori direttrici sulle quali pianificare le azioni. Si è passati dunque dalle “semplici” 4P del marketing mix alle nuove, e più precise, 7P.

Le 7P del marketing mix rispondono alle condizioni sempre più mutevoli di un mercato che non è mai stato così veloce, in particolar modo perché ormai intrinsecamente connesso alla tecnologia e all’evoluzione delle comunicazioni. Queste ultime, in particolare, consentono ora di targettizzare la propria utenza di interesse in modalità che, per precisione e ricchezza di dettagli, sono del tutto incomparabili a ciò che i marketer “di un tempo” hanno mai conosciuto.

Quali sono le 7P del marketing mix? 

Oltre ai già citati prodotto, prezzo, punto vendita e promotion, le 7P del marketing mix prevedono l’inserimento di ulteriori parametri discriminanti nella creazione di strategie efficaci.

Scopriamoli insieme:

  1. People, ossia persone: non semplicemente intese come clienti o consumatori, quanto piuttosto come personale umano che gestisce e lavora in un’azienda. Ciascuno di essi va considerato vitale per il raggiungimento di specifici obiettivi di marketing, a prescindere dal suo ruolo o dalla sua collocazione nella scala gerarchica dell’organizzazione. Senza le persone giuste neppure il brand più famoso non avrà successo, e la ragione è semplice: gli esseri umani sono parte del marchio esattamente quanto i suoi prodotti o servizi. Ecco dunque che, nel mercato attuale, è il vantaggio competitivo interno rappresentato dal capitale umano a fare la differenza.
  2. Process, ossia processo: si intendono in questo caso i processi organizzativi e i sistemi che influenzano la creazione del prodotto o l’esecuzione del servizio. Se questi non sono fluidi e ineccepibili, inevitabilmente la qualità della proposta commerciale finirà col risentirne, e con essa la reputazione del brand. Oggi, le aziende operano in modo sistematico per ridurre al minimo il margine di errore, contenere le spese economiche e temporali e per massimizzare i profitti offrendo al contempo soluzioni sempre più personalizzate sul singolo utente.
  3. Physical Evidence, ossia evidenza fisica: questo parametro identifica la prova dell’esistenza materiale di un prodotto in quanto tale e persino di un servizio. Anche quando quest’ultimo è intangibile, la sua evidenzia fisica è riscontrabile nella percezione che il brand che lo eroga lascia nella mente del consumatore o, più semplicemente, nel contesto del mercato. In buona sostanza, la Physical Evidence è un fattore fortemente interconnesso al cosiddetto branding: se un marchio è conosciuto, la sua evidenza fisica è confermata.

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Topics: Digital Marketing